Castello di Valvasone

Valvasone

Del borgo di Valvasone è gioiello e cuore il castello dell’antica casata dei Valvasone, che vanta tra i suoi membri il poeta Erasmo (1523-1593), autore di versi petrarcheggianti, didascalici e moraleggianti e fonte probabile per il Paradiso perduto di John Milton con il poemetto Angeleide.
Il maniero dei Valvasone, citato per la prima volta nei documenti del 1206, probabilmente sorse su una prima torre di epoca tardo antica di carattere difensivo e di avvistamento.  L’ubicazione del fortilizio, da dove era facile controllare le vie provenienti da nord e da est, spiega le lotte sostenute dai signori di Valvasone per conservarne il possesso.  Il castello di Valvasone, sia pure oggetto di varie stratificazioni e fasi edilizie, non ha subìto grossi cambiamenti strutturali nel corso dei secoli e si presenta tuttora nella sua  grandezza originale E’ caratterizzato da una pianta circolare e nel cortile interno ospita un pozzo. Una grande porta d’accesso, che sostituisce l’antico ponte levatoio, permette l’ingresso al castello che al suo interno conserva sale affrescate con stucchi, la cappella domestica, la cucina con il grande focolare, un singolare teatrino settecentesco. Il castello, che ora è monumento nazionale, ebbe l’onore di ospitare, oltre a Napoleone Bonaparte, altri personaggi illustri: nel 1409 vi ebbe accoglienza il papa Gregorio XII, di ritorno dal Concilio di Cividale, e il 12 marzo 1782 vi sostò il papa Pio VI che si recava a Vienna.
Nell’attuale piazza dominata dalla massiccia mole del castello sopravvivono ancora la torre delle ore e gli edifici con gli stemmi dipinti sulla facciata.
A Valvasone è degno di una visita anche l’organo del Duomo, realizzato da Vincenzo Colombi tra il 1532 e il 1533 su commissione dei nobili della città. Posizionato in una cantoria sulla parete destra dell’edificio, iniziò a suonare nel 1533, ma la cassa lignea venne completata solo nel 1535 e in seguito,  fino al 1538, decorata dall’intagliatore Girolamo di Venezia e dal doratore Tommaso Mioni da Udine. I dipinti sulle portelle vennero commissionati al Pordenone, che però morì nel 1539, lasciando incompiuto il lavoro. L’opera venne così portata a termine pochi anni dopo dal genero Pomponio Amalteo.
Le portelle presentano temi dell’Antico Testamento, mentre sulla parte anteriore della cantoria sono presenti  scene dai Vangeli.
Dopo vari interventi che nei secoli ne avevano compromesso l’uso, l’organo conobbe un primo importante restauro  tra il 1972 e il 1974, al quale seguì un altro nel 1999. Quest’ultimo restauro, condotto secondo precisi criteri filologici, riportò lo strumento alle sue condizioni originarie, così che dall’inizio del Duemila l’organo viene regolarmente utilizzato per la registrazione di musiche rinascimentali, per corsi sull’interpretazione della musica antica e per rassegne internazionali di concerti. Lo strumento, inoltre, venne preso come modello per le misure del nuovo organo della Chiesa di San Salvador a Venezia.
Il bellissimo borgo medievale di Valvasone è noto per essere il luogo in cui Pasolini svolse il suo compito di insegnante statale presso la locale scuola media, dal 1947 all’autunno 1949. Ma la cittadina, che Pasolini definì una «città del silenzio», esercitò sul giovane e sensibile poeta anche altre suggestioni, legate in particolare al fascino del passato e dell’arte.

Le parole di Pasolini

Casarsa, il "paìs" al centro di tanti piccoli borghi

"III. 2. Ciasarsa a par messa propri tal mies di ducius chistus paesùs. Coma tal centri di una circonferenza i ragios, tantis stradutis la lein a chei. Lunc il cors dal Tajamint, par la strada di Spilumberg, vers li montagnis, eco Valvason. Antic paìs, scur, cun biela e palida zent. Li ciasis vecis e tristis  a an dutis i portics, pissuis e scurs. In mies, il castel, abitàt adess da puora zent, col fossal plen di erbatis. Pasin in mies a li plassutis, e aghis verdis e vecis ca passin ca e la [...] fra li ciasis. Da Valvason, i podin scuminsià il giru, che, avint par centri Ciasarsa, al finis, n’altra volta dongia l’aga, a San Vit: e diciu chistus paesùs a an la so strada ca li leia al nustri paìs. […]

V. Forsi enciamò un dusint pass in davour vers Udin, e prima di rivà al Municipi, a si jodeva na strada cha va in sò, encia ic, vers Pordenon: chistu a è il Borc, dula ca son la Lataria e il Forno. Sint enciamò indavour si tornarà ta la plassa da la Bandiera; ulì, ad angul ret cul stradon, a è una strada, "Via Roma", ca ni puartarà a la Stasion, cun un gran plassal devant e cun grandis ciasis abastansa novis: la Stasion, l’Alberc “Leon d’Oro”, la ciasa dai feroviers. Dal plassal a si va, passant la ferovia, vers San Zuan. Pi in là una straduta va al Dopolavoro, al Cine. Fra la plassa da la Bandiera e il plassal da la Stasion, una strada squasi di ciampagna a puarta vers la Glisiuta, - na vecia capela – li Scuelis, la Canonica. Prima di entrà tal paìs da la part di Udin i erin passas dongia il Borc da li Agussis, il pì grassious, vert e rustic di Ciasarsa, cun salici e aghis.

IX. Li ciasis in mies dal paìs a no son ne vecis ne novis; ciasi di porès. Nissuna grasia, nissun louc singular ta la so disposision. Il casu pi vuarp [...] a li à tacadis una a che altra. Il paìs a si stend da Nord a Sud perpendicular al stradon asfaltat ch’al va a Udin, che, cun na dopla curva a passa propit in miès da li dos plassis pi importants dal paìs. Vignint da Udin si incuntra prima la plassa de la Bandiera, largia e grisa, e po, davour dal stradon asfaltat, si riva a la plassa dal Munissipi, dulà ca è encia la Glisia, il monumint, la ciasa dai cons; il stradon, tajand il borc Pordenon, al va propri vers Pordenon e po Venesia; il borc Pordenon a è un’unica strada, largia, cu lis ciasis vecis, grisis, fracadis. Ma, se, rivas alla plassa dal Munissipi, inveci di zi in devant, si va su a destra, si rivarà tal borc Valvason, ta la strada,appunt, ca va a chel paìs. Il borc al è puaret e scur, cu li ciasis forsi pì vecis dal paìs. Pì di là si va encia al cimiteri nouf."

[Tr.: III.2. Casarsa sembra messa proprio nel mezzo di tutti questi paesetti. Come i raggi  nel centro di una circonferenza, tante stradine la legano a quelli. Lungo il corso del Tagliamento, per la strada di Spilimbergo, verso le montagne, ecco Valvasone. Antico paese, scuro, con gente bella e pallida. Le case vecchie e tristi hanno tutte i portici, piccoli e scuri. In mezzo, il castello, abitato ora da povera gente, con il fossato pieno di erbacce. Passiamo in mezzo alle piazzette, e acque verdi e vecchie, che passano qua e là […] fra le case. Da Valvasone, possiamo  cominciare il giro, che, avendo per centro Casarsa, finisce, un’altra volta vicino all’acqua, a San Vito: e tutti questi paesetti hanno la loro strada che li lega al nostro paese. […]

III. Forse ancora duecento passi indietro alla volta di Udine, e prima di arrivare al Municipio, si vedeva una strada che va in giù, anche lei, verso Pordenone: questo è il Borgo, dove ci sono la Latteria e il Forno. Andando ancora indietro si tornerà nella piazza della Bandiera; lì, ad angolo retto con lo stradone, c’è una strada, “Via Roma”, che ci porterà alla Stazione, con un grande piazzale davanti e con grandi case abbastanza nuove: la Stazione, l’Albergo “Leon d’Oro”, la casa dei ferrovieri. Dal piazzale, si va, oltrepassando la ferrovia, verso San Giovanni. Più in là una stradina va al Dopolavoro, al Cinema. Tra la piazza della Bandiera e il piazzale della Stazione, una strada quasi di campagna porta verso la chiesetta – una vecchia cappella – le Scuole, la Canonica. Prima di entrare nel paese dalla parte di Udine eravamo passati accanto al Borgo delle Aguzze, il più grazioso, verde e rustico di Casarsa, con salici e acque.

IX. Le case in mezzo al paese non sono né vecchie né nuove; case di poveretti. Nessuna grazia, nessun luogo singolare nella sua diposizione. Il caso più cieco […] le ha unite l’una all’altra. Il paese si stende da Nord a Sud perpendicolarmente allo stradone asfaltato che porta a Udine, che, con una doppia curva passa proprio in mezzo alle due piazze più importanti del paese. Arrivando da Udine si incontra prima la piazza della Bandiera, larga e grigia, e poi dietro lo stradone asfaltato, si arriva alla piazza del Municipio, dove c’è anche la Chiesa, il monumento, la casa dei conti; lo stradone, tagliando il borgo Pordenone, va proprio verso Pordenone e poi Venezia; il borgo Pordenone è un’unica strada, larga, con le case vecchie, grigie, schiacciate. Ma, se, arrivati alla piazza del Municipio, invece di andare avanti, si va a destra, si arriverà al Borgo Valvasone, nella strada, appunto, che va a quel paese. Il borgo è povero e scuro, con le case forse, più vecchie del paese. Più in là si arriva anche al cimitero nuovo.]


Quasi con la perizia di un cartografo, Pasolini delinea con precisione la mappa geografica dei piccoli paesi che fanno corona intorno a Casarsa e le si collegano attraverso un reticolo di strade e viottoli.
Il brano in friulano è tratto dal manoscritto Vita, ora custodito nell'Archivio del Centro Studi Pasolini di Carsarsa e rimasto inedito fino al 1995, quando è stato pubblicato nel volume Ciasarsa, San Zuan, Vilasil, Versuta curato da Gianfranco Ellero per le edizioni della Società Filologica Friulana.

Edizione consultata:

Ciasarsa, San Zuan, Vilasil, Versuta, a cura di Gianfranco Ellero, Ed. Società Filologica Friulana, Udine, 1995, pp. 469-475.

Valvasone, "una città del silenzio"

"Fu un giorno di pioggia dell'anno 1936. Un cielo patinato di bitume, una campagna di nichel. Giunsi a Valvasone quasi in trance: chi mi assicura che io non abbia gridato davanti al castello? Probabilmente tacqui per via della provvidenziale prosa delle imposte rosse e blu sparse sulla facciata o dei vasi di geranei alle finestre.
La gioia fu completa davanti ai portici a sesto acuto dell'annosa piazza; subito fin da allora, a quattordici anni, scopersi quello che in effetti è il tesoro di Valvasone: il grigio, il nero, il silenzio, la vetustà, le vocali del dialetto.  Con l'andar del tempo questo paese divenne uno dei luoghi sacri del mio grande lucus friulano, e spesso tornavo a visitarlo...
[...] Valvasone è rintracciato da chi vuol visitarlo nel cuore di una campagna che già perde la fastosità della zona delle risorgive e impallidisce nei vuoti delle praterie; si indovinano a Est gli spazi bianchi del Tagliamento e le acque delle rogge, ancora in lievissima discesa, parlano con rigida freschezza dei monti.  Valvasone si trova, oggi, fuori dalle grandi strade: è divenuta una città del silenzio. E' per questo che mi è così caro. Nobiltà, regresso, silenzio: ecco nomi più da Hofmannsthal che da D'Annunzio ... Lo straniero che ne valichi il confine entra in un clima evocatorio: nei grigi, nei neri, nei verdi-smeraldo di questo paese l'antichità non ha nulla di disumano poiché l'architettura delle case appartiene all'epoca tra medioevale e rinascimentale delle case umili. La loro vecchiezza non è dunque nelle epoche ma nel tempo.
Quando io entro nel paese dalla porta di ponente, vicina al castello, dopo una cinquantina di metri mi volto di colpo; allora ho davanti a me lo scenario della castità. La torre con la porta a sesto acuto, le case attigue coi loro portici simili a nicchie, e davanti un prato verde-nero nel cui centro un meraviglioso pozzo ripete il suo antichissimo gesto di danza con la sua pietra lucida e i suoi neri ferri battuti. Questa è bellezza, e come la vera bellezza, non è semplice, ma composta: è occorsa la sovrapposizione dei secoli, la tettonica inestricabile degli odi e delle gioie, ed infine una specie di rassegnazione catartica: casta."


L'articolo, dal titolo "Valvasone", uscì il 16 febbraio 1947 in "Il Mattino del Popolo" e poi fu ripreso con varianti nelle prose de I parlanti.
E' uno straordinario esempio della prosa giornalistica del giovane Pasolini.

Edizione consultata:

P.P.Pasolini, Valvasone, in Un paese di temporali e di primule, a cura di Nico Naldini, Guanda, Parma, 1993, pp.223-224