Chiesa Parrocchiale

Casarsa della Delizia

La nuova Chiesa parrocchiale di Casarsa, dedicata alla Santa Croce e Beata Vergine del Rosario, costruita tra il 1877 e il 1880 e consacrata nel 1899, è sita in piazza Cavour.  I due caratteristici campanili, che insistono sull’edificio e che  i casarsesi chiamano “zimui” (gemelli), rimandano a soluzioni di architettura estranea alle tradizioni locali e paiono modellati sull’esempio della Chiesa della Santissima Trinità dei Monti di Roma.
All’interno si segnalano le opere di Jacopo d’Andrea di Rauscedo, gli affreschi di Umberto Martina e Tiburzio Donadon, le statue dei Santi Pietro e Paolo nell’altare maggiore realizzate da Francesco Zugolo. Da segnalare, infine, gli affreschi dell’abside, che studi recenti hanno attribuito al pittore di Velletri Aurelio Mariani (1863-1939).
Nel 1929, quarantesimo anniversario della consacrazione della chiesa, monsignor Stefanini affidò al medesimo artista la realizzazione di una Esaltazione della Croce nel catino dell’abside, con le Quattro Virtù Cardinali ad abbellire la volta del presbiterio.

Le parole di Pasolini

Casarsa, il "paìs" al centro di tanti piccoli borghi

"III. 2. Ciasarsa a par messa propri tal mies di ducius chistus paesùs. Coma tal centri di una circonferenza i ragios, tantis stradutis la lein a chei. Lunc il cors dal Tajamint, par la strada di Spilumberg, vers li montagnis, eco Valvason. Antic paìs, scur, cun biela e palida zent. Li ciasis vecis e tristis  a an dutis i portics, pissuis e scurs. In mies, il castel, abitàt adess da puora zent, col fossal plen di erbatis. Pasin in mies a li plassutis, e aghis verdis e vecis ca passin ca e la [...] fra li ciasis. Da Valvason, i podin scuminsià il giru, che, avint par centri Ciasarsa, al finis, n’altra volta dongia l’aga, a San Vit: e diciu chistus paesùs a an la so strada ca li leia al nustri paìs. […]

V. Forsi enciamò un dusint pass in davour vers Udin, e prima di rivà al Municipi, a si jodeva na strada cha va in sò, encia ic, vers Pordenon: chistu a è il Borc, dula ca son la Lataria e il Forno. Sint enciamò indavour si tornarà ta la plassa da la Bandiera; ulì, ad angul ret cul stradon, a è una strada, "Via Roma", ca ni puartarà a la Stasion, cun un gran plassal devant e cun grandis ciasis abastansa novis: la Stasion, l’Alberc “Leon d’Oro”, la ciasa dai feroviers. Dal plassal a si va, passant la ferovia, vers San Zuan. Pi in là una straduta va al Dopolavoro, al Cine. Fra la plassa da la Bandiera e il plassal da la Stasion, una strada squasi di ciampagna a puarta vers la Glisiuta, - na vecia capela – li Scuelis, la Canonica. Prima di entrà tal paìs da la part di Udin i erin passas dongia il Borc da li Agussis, il pì grassious, vert e rustic di Ciasarsa, cun salici e aghis.

IX. Li ciasis in mies dal paìs a no son ne vecis ne novis; ciasi di porès. Nissuna grasia, nissun louc singular ta la so disposision. Il casu pi vuarp [...] a li à tacadis una a che altra. Il paìs a si stend da Nord a Sud perpendicular al stradon asfaltat ch’al va a Udin, che, cun na dopla curva a passa propit in miès da li dos plassis pi importants dal paìs. Vignint da Udin si incuntra prima la plassa de la Bandiera, largia e grisa, e po, davour dal stradon asfaltat, si riva a la plassa dal Munissipi, dulà ca è encia la Glisia, il monumint, la ciasa dai cons; il stradon, tajand il borc Pordenon, al va propri vers Pordenon e po Venesia; il borc Pordenon a è un’unica strada, largia, cu lis ciasis vecis, grisis, fracadis. Ma, se, rivas alla plassa dal Munissipi, inveci di zi in devant, si va su a destra, si rivarà tal borc Valvason, ta la strada,appunt, ca va a chel paìs. Il borc al è puaret e scur, cu li ciasis forsi pì vecis dal paìs. Pì di là si va encia al cimiteri nouf."

[Tr.: III.2. Casarsa sembra messa proprio nel mezzo di tutti questi paesetti. Come i raggi  nel centro di una circonferenza, tante stradine la legano a quelli. Lungo il corso del Tagliamento, per la strada di Spilimbergo, verso le montagne, ecco Valvasone. Antico paese, scuro, con gente bella e pallida. Le case vecchie e tristi hanno tutte i portici, piccoli e scuri. In mezzo, il castello, abitato ora da povera gente, con il fossato pieno di erbacce. Passiamo in mezzo alle piazzette, e acque verdi e vecchie, che passano qua e là […] fra le case. Da Valvasone, possiamo  cominciare il giro, che, avendo per centro Casarsa, finisce, un’altra volta vicino all’acqua, a San Vito: e tutti questi paesetti hanno la loro strada che li lega al nostro paese. […]

III. Forse ancora duecento passi indietro alla volta di Udine, e prima di arrivare al Municipio, si vedeva una strada che va in giù, anche lei, verso Pordenone: questo è il Borgo, dove ci sono la Latteria e il Forno. Andando ancora indietro si tornerà nella piazza della Bandiera; lì, ad angolo retto con lo stradone, c’è una strada, “Via Roma”, che ci porterà alla Stazione, con un grande piazzale davanti e con grandi case abbastanza nuove: la Stazione, l’Albergo “Leon d’Oro”, la casa dei ferrovieri. Dal piazzale, si va, oltrepassando la ferrovia, verso San Giovanni. Più in là una stradina va al Dopolavoro, al Cinema. Tra la piazza della Bandiera e il piazzale della Stazione, una strada quasi di campagna porta verso la chiesetta – una vecchia cappella – le Scuole, la Canonica. Prima di entrare nel paese dalla parte di Udine eravamo passati accanto al Borgo delle Aguzze, il più grazioso, verde e rustico di Casarsa, con salici e acque.

IX. Le case in mezzo al paese non sono né vecchie né nuove; case di poveretti. Nessuna grazia, nessun luogo singolare nella sua diposizione. Il caso più cieco […] le ha unite l’una all’altra. Il paese si stende da Nord a Sud perpendicolarmente allo stradone asfaltato che porta a Udine, che, con una doppia curva passa proprio in mezzo alle due piazze più importanti del paese. Arrivando da Udine si incontra prima la piazza della Bandiera, larga e grigia, e poi dietro lo stradone asfaltato, si arriva alla piazza del Municipio, dove c’è anche la Chiesa, il monumento, la casa dei conti; lo stradone, tagliando il borgo Pordenone, va proprio verso Pordenone e poi Venezia; il borgo Pordenone è un’unica strada, larga, con le case vecchie, grigie, schiacciate. Ma, se, arrivati alla piazza del Municipio, invece di andare avanti, si va a destra, si arriverà al Borgo Valvasone, nella strada, appunto, che va a quel paese. Il borgo è povero e scuro, con le case forse, più vecchie del paese. Più in là si arriva anche al cimitero nuovo.]


Quasi con la perizia di un cartografo, Pasolini delinea con precisione la mappa geografica dei piccoli paesi che fanno corona intorno a Casarsa e le si collegano attraverso un reticolo di strade e viottoli.
Il brano in friulano è tratto dal manoscritto Vita, ora custodito nell'Archivio del Centro Studi Pasolini di Carsarsa e rimasto inedito fino al 1995, quando è stato pubblicato nel volume Ciasarsa, San Zuan, Vilasil, Versuta curato da Gianfranco Ellero per le edizioni della Società Filologica Friulana.

Edizione consultata:

Ciasarsa, San Zuan, Vilasil, Versuta, a cura di Gianfranco Ellero, Ed. Società Filologica Friulana, Udine, 1995, pp. 469-475.

A Rosario

"In Maggio tutte le sere andai a Rosario: furono momenti soavissimi. La chiesa spopolata, le rare candele, il pavimento umido come di fantasmi primaverili, e il canto nudo, vibrante delle litanie, da cui, un po' alla volta, ero stordito. Appoggiati alla porta e al fonte battesimale, oppure diritti in piedi cantavano, tutt'intorno a me, coloro per cui unicamente ero entrato in chiesa ... L'uscita dal Rosario è lo spettacolo più dolce e patetico a cui io abbia mai assistito. Quell'anno, poi, i ragazzi avevano escogitato un gioco che pareva fatto apposta per torturarmi: uscendo dalla chiesa, scatenati e felici,  essi appiccavano il fuoco coi loro misteriosi fulminanti a certi pezzetti di mica trasparente, rivenuta chissà dove, e li gettavano in alto, sì che ne era prodotta una fantastica e ardente pioggia di torce.I giorni intorno a Pasqua furono particolarmente tristi: io ero solito sfogarmi col mio amico Cesare B., il quale ebbe a sentire da me, se non m'inganno, recriminazioni  davvero commoventi contro la noia, la morte ecc.; ero di una eloquenza disperata (...). Ma devo avvertire che nella nottata ormai tiepida, corrotti dalla distanza, spettri di interrogazioni morte a mezz'aria, risalivano fino a noi le note di una fisarmonica, di una tromba ... Erano Jacu, Milio, Rosa, che tentavano, lontani, i loro strumenti, appoggiati, chissà, a un salice, seduti contro un paracarro".


Il brano è tratto dalle pagine diaristiche di Atti impuri, in cui Pasolini registra le esperienze legate alla sua gioventù in Friuli e descritte anche nei riverberi sensibili della sua vita interiore.

Edizione consultata:

P.P.Pasolini, Atti impuri, in Romanzi e racconti, a cura di W.Siti e S. De Laude, 2 voll., Mondadori, Milano, 1998 ["I Meridiani"], v. I, pp. 37-38.

Quegli strumenti chiamati "cràsulis"

"Ma basta che retrocediamo un poco verso Oriente - al di là della diagonale che da Latisana punta a Maniago, dividendo in due questo verde rettangolo - ed ecco che si riodono i familiari, gli unici suoni del friulano. Specie nella pianura che verdeggia intorno alla linea delle risorgive - all'altezza di Casarsa, per intenderci - è ben vivo friulano, che se ha non l'aurea, femminile cadenza dello Spilimberghese, è di un'innocenza così puerile, così rustica. E' il risultato di un «pastiche» secolare che, in una curiosa tettonica, lascia l'arcaico «a» nella desinenza dei femminili, ma poi modifica i tipici circonflessi friulani nei dittonghi seriori, e adesso s'intorbida, ma molto meno di quanto si supponga, di accenti ora dolci, ora brutali. Le piazze di questi paesi (le stazioni, le farmacie, i negozi più pretenziosi) brulicano di un cattivo veneto, che potrei veramente chiamare immorale, appunto perché privo di tradizione. Ma l'assoluta maggioranza resta al friulano, non immemore, ma fedele ai nitidi fantasmi di una sua leggenda. Così, oggi, Venerdì Santo, mi vibra ancora negli orecchi il rombo sacro e profano di quegli strumenti chiamati «cràsulis», che iersera i fanciulli scuotevano con gioia selvatica, dentro la buia chiesa, per le vive strade."


L'articolo Di questo lontano Friuli  uscì su "Libertà" il 13 novembre 1946.

Edizione consultata:

P.P.Pasolini, Di questo lontano Friuli, in Un paese di temporali e di primule, Guanda, Parma, 1993, pp. 220-221.