Fontana di Venchiaredo

Cordovado

Appena fuori del paese di Cordovado, oltre la linea ferroviaria (ma in Comune di Sesto al Reghena), nel cuore di un sito oggetto di un recente ripristino ambientale, si può ammirare la fontana di Venchiaredo celebrata da Ippolito Nievo nel suo capolavoro romanzesco Le confessioni d’un italiano.
In quest’oasi di verde le  limpide e fresche acque della sorgente possono riportare alla memoria del visitatore un passo tratto da una delle più belle pagine letterarie dell’Ottocento italiano : “Tra Cordovado e Venchiaredo, a un miglio dei due paesi, v’è una grande e limpida fontana che ha anche voce di contenere nella sua acqua molte qualità refrigeranti e salutari. […] Sentieruoli nascosti e serpeggianti, sussurrio di rigagnoli, chine dolci e muscose, nulla le manca tutto all’intorno. E’ proprio lo specchio d’una maga, quell’acqua tersa cilestrina che zampillando insensibilmente da un fondo di minuta ghiaiuolina s’è alzata a raddoppiar nel suo grembo l’immagine d’una scena così pittoresca e pastorale. Son luoghi che fanno pensare agli abitatori dell’Eden prima del peccato” (Capitolo IV del romanzo Le confessioni d’un italiano  ).
Ippolito Nievo visitò la località di Venchiaredo prima del 1850. Nel decennio seguente, tra il 1957 e il 1958, scrisse Le confessioni d’un italiano e così la fontana entrò nella letteratura italiana.
Anche Pier Paolo Pasolini dedicò a questo luogo idilliaco un omaggio, la lirica  Limpida fontana di Vinchiaredo,  datata 24 agosto 1945.
Centocinquanta anni dopo l’Unità d’Italia il sito diventò il cuore del “Parco Letterario Ippolito Nievo”,  ideato dallo scrittore Stanislao Nievo, pronipote dello scrittore, in collaborazione con il Circolo Culturale Gino Bozza, il Comune di Cordovado e la Fondazione Ippolito Nievo.

Le parole di Pasolini

I luoghi neviani: una dolce aria ottocentesca

"[...] volgendo gli occhi intorno, ritrovava i luoghi neviani [...] dietro la spalla destra a pochi chilometri Teglio e Fratta, e poi Portogruaro, la fontana di Venchiaredo, degna di una Madame de Sévigné ... e una dolce aria ottocentesca lo investiva col tramontare del sole. Si ricordò di un certo passo delle Confessioni (.... la sensuale licenza che toglie ai fanciulli di essere innocenti prima ancora che possano divenir  colpevoli ... Le battaglie dell'anima si svegliarono in me prima di quelle della carne, ed appresi per fortuna ad amare prima che desiderare. Ma il merito non fu mio, come non fu colpa della Pisana ...), e si sentiva alla disperazione".


Nel romanzo Amado mio  il tormento amoroso del protagonista Desiderio -alter ego dell'autore- è decantato e filtrato da una miriade di riferimenti letterari. Così il paesaggio friulano legato a Ippolito Nievo suggerisce il rimando a un brano ripreso dal secondo capitolo delle Confessioni di un italiano.  

Edizione consultata:

P.P.Pasolini, Amado mio, in Romanzi e racconti, a cura di W.Siti e S. De Laude, 2 voll., Mondadori, Milano, 1998 ["I Meridiani"], vol. I, p. 202.

Limpida fontana di Vinchiaredo

"Limpida fontana di Vinchiaredo,
acque modeste, tenerissimi legni,
oggi a vent'anni io vi vedo, vi ascolto,
nel vecchio fermento indifferente.
Ai miei piedi, dal prato basso, l'acqua
rampolla, e lenta vola; e, ininterrotta,
ricompone il suo canto più lontano.
Per me quell'onda canta: ma precluso
alla sua interna gioia e al fresco riso,
mi tormento a guardarla, ed ecco, scopro
celesti giovinette, antichi giuochi,
e corse, e voci ... Ah certo non è questo
che si cela, vicino, in spazii ignoti
e ricanta impassibile in quell'acqua."


La lirica, datata nel manoscritto 24 agosto 1945, uscì nel maggio 1954 nel volume Dal diario (1945-1947), Edizioni Salvatore Sciascia, Caltanissetta.
La si può mettere a confronto con la celebre Dedica ("Fontana di aga dal me paìs") che apre la plaquette del 1942 Poesie a Casarsa, per constatare l'accentuarsi in Pasolini di sfumature maggiormente inclini alla disillusione e al tema della "invecchiata adolescenza".

Edizione consultata:

P.P.Pasolini, Tutte le poesie, a cura di W. Siti, 2 voll.,  Mondadori, Milano, 2003 ("I Meridiani"), vol. I, p. 608.

Il corpo giovane di Ippolito Nievo

Ieri ho visto la fontana di Venchiaredo dove il corpo giovane di Ippolito Nievo ha schiacciato l'erba e ha respirato; allora lui era giovane, lui rideva, lui non pensava neanche lontanamente - e non sarebbe stato ridicolo che l'avesse pensato? - che anche per lui avrebbe dovuto giungere la morte. E infatti è giunta. Io non  posso vivere perché non riesco e non riuscirò ad abituarmi a pensare che anche per me c'è un tempo, una morte.
Gettato così in mezzo a questi pensieri, che, bada, non mi lasciano.


Il brano è tratta dalla lettera inviata da Casarsa il 4 giugno 1943 all'amico bolognese Franco Farolfi.

Edizione consultata:

P.P.Pasolini, Lettere 1940-1954, a cura di Nico Naldini, Einaudi, Torino, 1986, p. 173