I parlanti

"Botteghe Oscure", Roma, 1951

Il ciclo di racconti intitolato I parlanti esce nel 1951  sulla rivista romana "Botteghe Oscure".  E' stato ripubblicato nel 1998 nel volume Romanzi e racconti dell'edizione mondadoriana dei "Meridiani", curata da Walter Siti e Silvia De Laude, quale Appendice a "Il sogno di una cosa".
Si tratta di testi di impostazione diaristica che Pasolini aveva già scritto in Friuli tra il 1947 e il 1948, raccogliendovi impressioni e  riflessioni suggerite dal paesaggio e dall'ambiente umano del Friuli.

 

Citazioni tratte dall'opera

Una macchia d'umido

"L'etimo slavo di Casarsa è forse l'ultimo nucleo di quella misteriosità che è necessaria perché un luogo trattenga a sé, e la fedeltà morosa divenga il sintomo di una inguaribile malattia. Il centro abitato di Casarsa è ora per me deperito fino quasi all'annullamento sentimentale; la sua gente [...] non  mi invita più a tentare dei rapporti teneri: le feste casarsesi hanno nella memoria noiosi rintocchi di campane e stinti sorrisi di coetanei, che credono ancora una volta nell'aiuto del vino, nel filo intricato di un'ubriacatura in comune. Rimane tuttavia un resto inesauribile di mistero, che si è cristallizzato nel nome: Casarsa. Quando lo pronuncio concentro in una sola parola la leggenda della mia infanzia, degli anni in cui non sapevo parlare: proprio del tempo, dunque, in  cui i magici coloni slavi  fondavano questi luoghi nel nome, e la selva preromanza e romanza copriva ancora gran parte di questa riva del Tagliamento. Ma già allora esprimevo, in certi miei sentimenti colorati intimamente di speciale, quello che sarei poi divenuto, con tutte le implicazioni affettive e poetiche. Ricordo per esempio la mia piccola figura di bambino di sei anni, durante  un temporale, mentre guardo con i cugini la strada allagata e le pareti della casa di fronte alla nostra macchiate di umido così da suggerirci l'immagine di un orso e di un pesce. Ma quell'emozione di bambino, dovuta agli ultimi rugiadosi scrosci della pioggia, all'odore alpestre delle cene e dell'acqua bevuta dalle cloache, delle ventate fuggiasche,  è identica a certe circostanziate angosce  che mi colgono ora, a venticinque anni: la coscienza e la noia possono ora aver spogliato Casarsa dei suoi colori, ma c'è una tinta incancellabile, che, man mano che gli anni passano, nereggia sempre più intensa nella Casarsa d'un tempo. C'è, al di là della linea della mia memoria,  questa immagine ossessiva di una macchia d'umido."


Il testo rientra nelle prose, dallo spiccato carattere diaristico, stese da Pasolini in Friuli alla fine degli anni Quaranta.

Edizione consultata:

P.P.Pasolini, I parlanti, in Romanzi e racconti, a cura di W.Siti e S. De Laude, 2 voll., Mondadori, Milano, 1998 ["I Meridiani"], v. II, pp. 164-165.

Quattro ciglia rosse della ferrovia

"Da ragazzo si inebbriava sull'Atlante; e benché preferisse perdersi nell'intenso azzurro del Pacifico o nel rosa da calcomania dell'Australia e della Polinesia, chiusi nell'incantevole reticolato dei paralleli e dei meridiani, tuttavia non era raro che si decidesse a sfogliare l'Atlante fino alla figura dell'Italia, e lì cercasse con avidità i cerchiolini delle città che gli erano care. Si sentiva allora crudelmente offeso che Bologna, dov'era nato, non fosse segnata col bel quadrante irregolare di Roma, Milano o Genova; ma era in compenso molto soddisfatto nel vedere che la piccola Casarsa, sia pure con un anello minimo, era segnata nel centro del Friuli all'incrocio dei sottili fili rossi delle linee ferroviarie. Il meccanismo di quelle sue soddisfazioni, rimaste nitide nella memoria, consisteva nel riconoscere in emblema una realtà della quale era realmente un testimone. L'anellino di Casarsa, con le quattro ciglia rosse della ferrovia, non era forse una traduzione di quella Casarsa enorme e umida dove egli, bambino, esisteva? Traduzione, e quindi gioco, divertimento, miracolo."


Il brano, tratto dalla prosa diaristica I parlanti, fa entrare nella passione geografica di Pasolini, che rivede se stesso bambino impegnato nella perlustrazione dell'Atlante e nella ricerca dei simboli collegati ai luoghi della sua gioventù.

Edizione consultata:

P.P.Pasolini, I parlanti, in Romanzi e racconti, a cura di W.Siti e S. De Laude, 2 voll., Mondadori, Milano, 1998 ["I Meridiani"], v. II, pp. 186-187.

A Casarsa un grigio odore di incenso

"Da Casarsa a San Floreano, due chilometri scarsi di distanza, si potrebbero fissare a voce almeno quattro sfumature diverse nel pronunciare una frase o una domanda: sfumature bloccate nella mia memoria, intraducibili, ma essenziali per poter seguire quel filo, quel genio locale -forse non più linguistico, ma fisico e amoroso- che nella mia immaginazione prende la figura quasi di un prezioso ruscello inalveato nelle solitudini rocciose e dorate dei petti, delle gole o dei capelli di coloro che abitano lungo la strada da Casarsa a San Floreano.
A Casarsa  -ma anche qui bisognerà precisare: nella Casarsa vecchia, con la sua dozzina di case decrepite, del Cinquecento, il cui sottoportico, che immette in quelle zone invecchiate con le generazioni, dalla pesta tettonica di orti interni, broli, stabbi, recinti, muretti di sasso, non di rado espone nel centro gli azzurri teneri o i morelli di qualche pittore rozzamente rinascimentale - si parla un friulano solido e grigio ancora intatto ed esemplare nella sua arcaicità. Parlano questo casarsese vecchie famiglie di piccoli proprietari, in cui non sono stati rari i matrimoni fra parenti, e che per tradizione sono attaccati alla chiesa: ciò spiega da una parte la sopravvivenza di certe tradizioni altrimenti inspiegabili in questo incrocio stradale,  e può dall'altra  parte giustificare la sensazione di chi colga in questa parlata qualcosa come un grigio odore di incenso, una immobile noia domenicale, un'eco di cori liturgici cantati nella penombra dell'abside da giovinetti e anziani tutti pettinati, per tradizione cattolica, con la riga in parte e il ciuffo alto sui visi legnosi e irregolari."


Nel brano, tratto dalle pagine de I parlanti, Pasolini collega l'ambiente alla lingua e alla fisionomia di chi vi abita da generazioni.

Edizione consultata:

P.P.Pasolini, I parlanti, in Romanzi e racconti, a cura di W. Siti e S. De Laude, 2 voll., Mondadori, Milano, 1998 ["I Meridiani"], v. II, pp. 181-182.

San Giovanni: il genio dell'estate paesana

"Al di là della stazione, percorso il lungo e squallido viale dal linguaggio franco che unisce i due paesi, si entra in San Giovanni. Che allegrezza, se non sempre espressa, certo sempre sospesa nell'aria di San Giovanni! Che possibilità continua di incontri fortunati con compagnie propense ai più caldi e sgolati cameratismi! Ci sono certe sere d'estate in cui, dopo aver aver attraversato tre o quattro paesi in bicicletta,  accade di passare per San Giovanni e di sentirvi in tutta la sua serena estensione di luci, di canti a mezza voce, di rumori perduti nelle loro vibratili risonanze dentro un'atmosfera di polvere, di rugiada, il genio dell'estate paesana.  Non c'è borgo che possa paragonarsi a San Giovanni per freschezza di estro nel congegnare i gruppi di amici tra le ombre della grande piazza, nel popolare le strade,  nell'alzare gridi improvvisi da qualche orto perduto nel tepore, nell'evocare motivi di canzoni accennate da lontano da compagnie riunitesi al punto esatto perché la loro eco giunga nel paese carica di nostalgie senza rancore, come un disegno d'argento scintillante ai margini del  borgo. Del resto in ogni ora del giorno e in ogni stagione, non appena entrati in Colle, si respira un'aria di novità allegra e di disposizione alla rottura delle abitudini feriali: vi regna perenne la nostalgia della Domenica e la freschezza della vacanza. L'eco delle risate, delle sfide, dei pugni che battono la mora, non vi dilegua mai."


Nel brano, tratto dalla prosa I parlanti, Pasolini esprime la sua adesione all'allegria, umana e linguistica, che gli sembra caratterizzare la gioventù di San Giovanni, frazione di Casarsa.

Edizione consultata:

P.P.Pasolini, I parlanti, in Romanzi e racconti, a cura di W.Siti e S. De Laude, 2 voll., Mondadori, Milano, 1998 ["I Meridiani"], v. II, pp. 182-183.

I parlanti