Borgo Runcis

Casarsa della Delizia

Sulla strada che si diparte in perpendicolare rispetto alla facciata della chiesa parrocchiale di San Giovanni si snoda Borgo Runcis (“Borc Runcis” in friulano), dove si possono vedere tuttora  le case dalle facciate in sassi, i sottoportici, i grandi cortili, i ballatoi in legno ricchi di suggestioni evocative di un mondo contadino di cui in parte si è persa la memoria.
La località deriva il suo nome dal toponimo “Roncs”, che sta ad indicare la presenza primitiva di un bosco sfrondato dalle roncole per il ricavo di legna da ardere.
Una piccola piazzetta, da cui si dirama il bivio di Via Sabotino e in cui insiste la Chiesa di Sant’Urbano, risalente alla fine del secolo XVII, rimane ancora oggi il centro pulsante della vita e delle iniziative della borgata, unitasi nell’Associazione denominata “Ator dal pos” (Attorno al pozzo), proprio perché al centro della piazzetta fa bella mostra di sé un vecchio pozzo riportato alla luce e restaurato su iniziativa della comunità nel 1999.
L’interno della Chiesa di Sant’Urbano è stato recentemente restaurato nel 2016, con il ripristino degli intonaci storici a marmorino, all’interno di un progetto coordinato dall’architetto Fabiola Molinaro. Nella aula a navata unica è presente l’altare con l’affresco della Madonna Addolorata affiancata da due angeli alati.
Sulla parete destra prima dell’abside si può ammirare anche una pregevole pala raffigurante Sant’Urbano, mentre a sinistra una teca custodisce una raffinata scultura lignea di Madonna con Bambino.

Le parole di Pasolini

Romans: una specie di paese nel paese

"San Pietro si articola in vari luoghi: facendo angolo proprio con la mia casa sbocca in piazza la strada che conduce a Romans; verso San Quirino si stende il lungo Borgo Braida; in direzione del Tagliamento Borgo Sassonia, e infine, verso Marsure, Borgo Monte. Il fatto che i miei scolari siano prevalentemente di Romans è abbastanza importante, perché Romans è una specie di paese nel paese. I suoi abitanti hanno caratteri propri, fisici, anzitutto; sono biondi, di un biondo tra barbaro e delicato, alti, solidi come pioppi, hanno una pronuncia strascicata, rude e vezzosa. Al contrario giù per Braida, prevalgono i tipi bruni, con un'aria più svelta e moderna. [...] Mi si diceva che a Romans la gente è violenta, faziosa, e mi si raccontava di baruffe celebri, a causa di certe serenate fatte da giovani di Marsure alle ragazze del borgo. A me non pare siano come me li hanno, per tradizione, dipinti: io trovo che siano piuttosto apatici e allegri. Non abitano là i più temibili comunisti".


Il brano è tratto dal romanzo Romans, steso da Pasolini tra il 1948 e il 1949. Al centro la storia di un prete, Don Paolo, che giunge dal Veneto nel paese di San Pietro, frazione di Marsure, due nomi che hanno il loro corrispettivo reale in quelli di San Giovanni e di Casarsa. A sua volta il Borgo Romans equivale nella realtà a Borgo Runcis, piccola contrada di San Giovanni.

Edizione consultata:

P.P.Pasolini, Romans, in Romanzi e racconti, a cura di W.Siti e S. De Laude, Mondadori, Milano, 1998 ["I Meridiani"], v. II, p. 214.

Borgo Romans

"Il borgo cominciava con una vecchia strada, larga, proprio dietro la casa di Don Paolo, con le sue grandi facciate grige, di sassi, o ricoperte di intonaci scrostati; dei grandi sottoportici si aprivano in mezzo a quelle facciate, tra i balconcini irregolari, coi portoni sempre spalancati, in modo che si vedevano in fondo verdeggiare i gelsi e le viti degli orti interni, o dei cortili di terra battuta, dove svolazzavano le galline o i tacchini, e le donne, sedute in fondo alle scale dei ballatoi, stavano a cucire o a chiacchierare. Tutta quella vita, dentro quei casolari poveri e vasti, tra concimai e stalle, era abbastanza famigliare a Don Paolo, per il tratto della strada fino al passaggio a livello. Al di là, invece, dove si stendeva il vero borgo Romans, c'era stato poche volte, e il luogo gli era rimasto sempre un po' misterioso.  Ora, nella fresca luce della mattina, il borgo, che dietro alla ferrovia si diramava in tre o quattro stradine secondarie, spaziandosi in grandi orti,  e anche in campi di frumento o medica, era tutto pieno di  una vita animata, echeggiante: passavano dei carri pieni di concime, guidati da ragazzi o uomini che si salutavano, davanti alle porte, o intorno alle pompe, si radunavano gruppi di donne, coi secchi di rame o i canestri pieni di biancheria; dentro i cortili, sui ballatoi di legno, c'era tutto un muoversi, un cantare. Eppure per ogni dove, con la luce, gravava un silenzio che dava al borgo e ai suoi abitanti, un senso di lontananza e di solitudine."


Nel romanzo Romans, il toponimo che dà il titolo al testo allude nella realtà a Borgo Runcis, frazione di San Giovanni.

Edizione consultata:

P.P.Pasolini, Romans, in Romanzi e racconti, a cura di W.Siti e S. De Laude, 2 voll., Mondadori, Milano, 1998 ["I Meridiani"], v. II, p. 254.