Versuta
Casarsa della Delizia
Versuta, posta a Est rispetto al centro di San Giovanni, è un luogo mitico della geografia pasoliniana e tuttora mantiene l’atmosfera contadina che conobbe anche Pasolini, nel periodo in cui visse da sfollato nel piccolo borgo. Nell’antica piazzetta del villaggio, ne è il cuore l’antica chiesetta rosa dedicata a San’Antonio abate, spesso descritta da Pasolini nelle sue prose friulane. L’attuale edificio della Chiesa è l’ampliamento di un preesistente e più piccolo oratorio di campagna, che risale all’XI secolo e di cui tuttora si possono intuire le contenute dimensioni nel profilo evidente sia sulla facciata che all’interno dell’aula. Nel 1400, grazie ai conti Altan di San Vito che erano entrati in possesso di quelle terre, furono aggiunte al piccolo spazio preesistente la volta a crociera, un’abside poligonale con decorazioni e la bifora campanaria sulla facciata.
Sulla facciata è sistemata una statua, scolpita da Carlo Carona (1540 circa), di Sant’Antonio Abate con maialino, il santo protettore degli animali domestici e patrono di una antica tradizione rimasta viva fino all’ultimo dopoguerra: ogni anno, infatti, un maiale era allevato dalla comunità e la sua carne doveva servire per l’alimento delle famiglie più povere.
Di tutto rilievo gli affreschi che impreziosiscono l’interno. Brilla il ciclo tardo-gotico dei pregevolissimi affreschi di Sante e Santi nell’intradosso dell’arco, degli Evangelisti nell’abside e dell’Incoronazione della Vergine nella parete dietro l’altare, rivelando l’intervento di una bottega d’arte di rilievo, forse memore della scuola di Masolino da Panicale, maestro e collaboratore di Masaccio. Sulla parete meridionale dell’aula, si stagliano poi in sequenza le figure affrescate di un Daniele Profeta, di un ‘trittico’ con Sante (si riconosce Santa Caterina), di una teoria di vergini del ciclo di Sant’Orsola e di un’Ascensione (o di un Cristo in gloria tra Santi), che rinviano a più mani di una stessa scuola della metà del 1300, forse locale, ma influenzata e aggiornata dai modi post-giotteschi di Vitale da Bologna e di Tomaso da Modena, quest’ultimo operoso nella seconda metà del 1300.
Sono visibili tracce delle decorazioni affrescate anche nella parete meridionale esterna della Chiesa, ma il precario stato di conservazione ne consente una lettura solo parziale.
Il complesso dell’area su cui si erige la chiesa fu oggetto negli anni Novanta di un forte e insieme rispettoso intervento di ricomposizione urbanistica ad opera dell’architetto Paolo De Rocco, figlio del pittore Federico, amico di Pasolini. Sul prato che circonda la chiesa furono piantati dei gelsi, alberi simbolo della campagna friulana, e soprattutto fu sistemata una fontanella a due bocche, che da tempi antichi faceva uscire le sue acque di risorgiva. Ora la fontana presenta una struttura a parallelepipedo realizzata con i sassi del Tagliamento, oltre che con vecchi mattoni, e presenta incisa sul lato superiore la scritta «Gioventù». Ai lati, da cui sgorgano due distinte uscite d’acqua, compaiono le scritte «La meglio» e «La nuova», allusive ai titoli delle due raccolte in cui Pasolini pubblicò i suoi versi friulani: La meglio gioventù, del 1954, per condensare la summa di quella sua esperienza poetica giovanile; La nuova gioventù, del 1975, per rinnegare e quasi parodiare quella sua produzione, eco di un mondo un tempo amato ma ormai deturpato e stravolto dalla società dei consumi e del capitalismo.
Nell’ottobre 1944, per il pericolo dei bombardamenti che minacciavano Casarsa, Pier Paolo Pasolini e la madre Susanna Colussi sfollarono da Casarsa a Versuta, ospiti della famiglia di Ernesta Bazzana e, in seguito, della famiglia Cicuto.
Tra i luoghi di Versuta legati alla presenza di Pasolini, oltre alla Chiesa di Sant’Antonio Abate, va ricordato anche il “Ciasèl” [Casello]. In questo piccolo edificio adibito a ricovero attrezzi, in mezzo al prato della famiglia Spagnol non lontano dalle acque fresche e correnti della roggia Versa, Pasolini era solito ritrovarsi con i suoi allievi durante la bella stagione. Attualmente il casello, che è proprietà privata ed è ombreggiato da uno solo dei due pini che si ergevano al tempo di Pasolini, si trova in stato precario e necessiterebbe di urgenti interventi di recupero.
Al centro della piazzetta di Versuta, accanto alla Chiesa, è da segnalare anche la fontana a due bocche d’acqua, restaurata da Paolo De Rocco e oggi elevata a simbolo dalla lirica pasoliniana.
"Quadretti autunnali" a Versuta
"Le anitre alla fontana
mettono i capi
sotto il fiotto dell'acqua.
Questo sulle penne
si spezza e brilla
come l'arcobaleno.
La piazzetta scintilla
al cielo sereno.
La piazzetta dorme
al calduccio del sole.
Un vecchino riposa
in quell'aria tranquilla
presso la chiesa rosa.
Tra i fiori stanchi
quasi marciti,
alcune gallinelle
prendono il sole."
La lirica Quadretti autunnali fa parte della piccola raccolta di poesie che Pasolini scrisse nel 1944 per i suoi allievi della scuoletta di Versuta.
Allude con delicata semplicità al paesaggio raccolto intorno alla "chiesa rosa" del minuscolo borgo, sorpreso in un momento di pace idilliaca.
P.P.Pasolini, Un paese di temporali e di primule, Guanda, Parma, 1993, pp. 287-288.
L'Academiuta e un cespo di dolcetta
"Lo stemma dell'Academiuta è un cespo di dolcetta, con la divisa: O cristian Furlanut Plen di veça salut.
Il Friuli si unisce, con la sua sterile storia, e il suo innocente, trepido desiderio di poesia, alla Provenza, alla Catalogna, ai Grigioni, alla Rumenia, e a tutte le altre Piccole Patrie di lingua romanza.
L'Academiuta ha una storia brevissima. (È stata fondata da Pier Paolo Pasolini, Cesare Bortotto, Nico Naldini, Bruno Bruni, Ovidio ed Ermes Colus, Fedele Ghirart, e Pina Kalz, Rico De Rocco, Virgilio Tramontin, il 18 Febbraio 1945, a Versuta. L'avevano preceduta "Poesie a Casarsa" e due "Stroligut").
La nostra lingua poetica è il Friulano occidentale, finora unicamente parlato; la terminazione del femminile in -a, certe influenze venete, lo differenziano da quella che si potrebbe considerare la "lingua" friulana se i suoi poeti non fossero soltanto dialettali. Nel nostro Friulano noi troviamo una vivezza, e una nudità, e una cristianità che possono riscattarlo dalla sua sconfortante preistoria poetica."
Il testo, uscito in "Il Stroligut" dell'agosto 1945, contiene il programma dell' Academiuta di lenga furlana, il cenacolo letterario e poetico che Pasolini fondò a Versuta il 18 febbraio 1945.
Edizione consultataP.P.Pasolini, Academiuta di lenga furlana, in Saggi sulla letteratura e sull'arte, a cura di W. Siti e S. De Laude, 2 voll., Mondadori, Milano, 1999 ["In Meridiani"], vol. I, p.74.
Lo Stroligut dolce, piccolo e bello
"Carissimo Rico,
come stai? Dove sei? Io, a Versuta, definitivamente sfollato. Quanto a salute, non male; anzi, bene. Quanto a morale, anche, quando tutto è calmo, cioè raramente. Del resto, molta paura. Paura di lasciarci la pelle, capisci, Rico? E non soltanto la mia, ma quella degli altri. Siamo tutti così esposti al destino, poveri uomini nudi.
Eccoti lo "Stroligut", cioè un momento di calma e di piacere estetico: non è l'unico piacere che ci rimane? E allora lo Stroligut, dolce, piccolo e bello, non sarà stato una cosa inutile.
Le spese sono state salate; potresti comprarmi alcune copie, e fare un po' di reclame? Certo tu, col tuo cupo pessimismo, riderai di queste fanciullaggini. Ma, insomma, Tedeschi o non Tedeschi, morte o non morte speriamo di trovarci questa primavera sugli alberi del tuo orto a mangiar ciliege con il mondo in pace."
La lettera fu inviata a Federico De Rocco nell'ottobre 1944 da Versuta, dove Pasolini con la madre si rifugiò in quel periodo.
La rivista a cui si fa riferimento nel passo è il secondo numero dello "Stroligut di cà da l'aga", uscito nell'agosto 1944.
P.P.Pasolini, Lettere 1940-1954, a cura di Nico Naldini, Einaudi, Torino, 1986, p. 196
Il destino di Guido
"Carissimo Luciano,
ho ricevuto la tua lettera del 14 luglio, carissima, consolantissima. Cerca di scrivermi spesso, anche se la posta è così lenta. Quante cose mi dici di te; ed io di me non ho nulla da raccontare, e l'unica cosa la sai. La disgrazia che ha colpito mia madre e me, è come un'immensa, spaventosa montagna, che abbiamo dovuto valicare, e quanto più ora ce ne allontaniamo tanto più ci appare alta e terribile contro l'orizzonte. Non posso scriverne senza piangere, e tutti i pensieri mi vengono su confusamente come le lacrime. Dapprincipio non ho potuto provare che un orrore, una ripugnanza a vivere, e l'unico, inaspettato conforto era credere nell'esistenza di un destino a cui non si può sfuggire, e che quindi è umanamente giusto. Tu ricordi l'entusiasmo di Guido, e la frase che per giorni e giorni mi è martellata dentro, era questa: Non ha potuto sopravvivere al suo entusiasmo. Quel ragazzo è stato di una generosità, di un coraggio, di una innocenza, che non si possono credere. E quanto è stato migliore di tutti noi; io adesso vedo la sua immagine viva, coi suoi capelli, il suo viso, la sua giacca, e mi sento afferrare da un'angoscia così indicibile, così disumana. Credo che non potrò dirti niente per l'articolo che pensi di scrivere; mia mamma è qui che sfaccenda in cucina, e io devo fare sforzi tormentosi per non farmi veder lacrimare da lei."
La lettera, inviata a Luciano Serra da Versuta il 21 agosto 1945, fa riferimento alla morte di Guido, il fratello di Pasolini, ucciso il 12 febbraio 1945 da un gruppo di partigiani comunisti filo-titini in conseguenza dei fatti di Porzûs.
Edizione consultataP.P.Pasolini, Lettere 1940-1954, a cura di Nico Naldini, Einaudi, Torino, 1986, p. 197.
La vera vita dell'uomo
"Mio caro Tonuti,
[...] Non so ancora il giorno preciso del ritorno. Ma sento che fra qualche giorno quando sarò sazio di quadri, di concerti, di recite, sentirò molto la nostalgia della mia tranquilla campagna. Adesso mi sembra impossibile, mentre sono immerso nell'abbagliante fulgore di un teatro, che al mondo ci sia qualcuno che governa delle mucche, che sta a cucire, la sera, presso il focolare, che innesta le piante ... Eppure la vera vita dell'uomo è quest'ultima."
Il brano è tratto da una lettera inviata a Tonuti Spagnol, allievo di Versuta, il 3 aprile 1946 da Roma, dove Pasolini si era recato ospite dello zio Gino Colussi.
Edizione consultataP.P.Pasolini, Lettere 1940-1954, a cura di Nico Naldini, Einaudi, Torino, 1986, p. 245.
Ora tardissima per Versuta
"Caro Sergio,
per scriverti rompo un'intimità e una solitudine incredibili. Sono le 11 di notte, ora tardissima per Versuta, e torno dal cinema e poi dalla sosta in casa di un mio amico, dove, insieme, parlando di cose assolutamente comuni, abbiamo bevuto un boccale di vino. Ora trovo la mia stanza silenziosa e confidente. Tre secoli or sono, quando ero ragazzo a quest'ora, ora sacra, da santuario, vegliavo, scrivendo dei versi. Stanotte mi accingo a fare la medesima cosa; vedi dunque che strappo alla regola faccio scrivendoti, e in quale intimità imponente trascino la tua immagine."
Il brano è tratto da una lettera inviata da Versuta nel 1946 (senza data) all'amico udinese Sergio Maldini, in seguito affermato giornalista e autore di apprezzate opere narrative, come il romanzo La casa a Nord-Est, Premio Campiello 1992.
Edizione consultataP.P.Pasolini, Lettere 1940-1954, a cura di Nico Naldini, Einaudi, Torino, 1986, p. 261
Un mare di latte
"Carissimo Luca,
ti rispondo in ritardo, ma è colpa della Giovanna. A quest'ora l'avrai già vista, e ti avrà già raccontato, del suo soggiorno-ubriacatura. Dovevi vederla quando, una sera è entrata nella stalla dei Cicuto; ha toccato una mucca chiedendo: Si può toccare? Le donne filavano e cucivano, e lei impazziva di stupore in mezzo a loro, e ha incominciato a delirare dicendo che stava annegando in un mare di latte, poi ha citato Teocrito. Tutta quella povera gente la guardava imbambolata, e toccava a me salvare la situazione. Ma questo non è nulla; la dovevi vedere quando ballava con Miotto, ecc. ecc."
Il brano è tratto dalla lettera inviata da Versuta nei primi giorni del 1947 all'amico Fabio Luca Cavazza. La donna, di cui si parla nel testo, è Giovanna Bemporad, poetessa e traduttrice, che era venuta in Friuli a far visita all'amico Pasolini.
Edizione consultataP.P.Pasolini, Lettere 1940-1954, a cura di Nico Naldini, Einaudi, Torino, 1986, p. 276.
O Viersa, o Vilasìl, o biei paìs
"Nisiuti di amoùr
O Viersa, o Vilasìl, o biei paìs,
o Glisiùt di Ciasarsa, o ciamps e rojs,
jo in miès di vu soj vif e zovinùt,
di murì mai crodìnt, ma legri e mat.
Mo' tal ciar, mo' tal fen, mo' tal Sagràt,
o Viersa, Vilasìl, o Glisia santa,
o ciamps e rojs, o bielis fantassinis,
a è Nisiuti di amoùr che vuei al cianta".
[Tr.: Nisiuti d'amore. O Versa, o Villasile, o bei paesi, o Chiesetta di Casarsa, o campi e rogge, io in mezzo a voi son vivo e giovincello, di morire mai credendo, ma allegro e matto. Ora sul carro, ora sul fieno, ora sul Sagrato, o Versa, o Villasile, o Chiesa santa, o campi e rogge, o belle ragazzette, è Nisiuti d'amore che oggi canta.]
La poesia, che risale agli anni friulani di Pasolini, uscì nel 1965 nel volume Poesie dimenticate, curato da Luigi Ciceri per le edizioni udinesi della Società Filologica Friulana.
Edizione consultataP.P.Pasolini, Tutte le poesie, a cura di W. Siti, 2 voll., Mondadori, Milano, 2003 ["I Meridiani"], vol. I, p. 219
Ju pai ciamps di Versuta
"Soreli
In miès dai ciamps serèns
i troiùs a si incròsin.
Ulì tal soreli pens
al pàusa un zòvin.
Pojàt a un morarùt
ju pai ciamps di Versuta
tai so lavris al strens
na primuluta
A cola ju la sera,
na oscuritàt tranquila.
Doma chel floùr tal silensi
al disfavila."
[Tr.: Sole. In mezzo ai campi sereni si incrociano i sentieri. Là, nel sole intenso, se ne sta un giovane.
Appoggiato a un piccolo gelso, giù pei campi di Versuta, egli stringe tra le labbra una primoletta.
Cade ormai la sera, una oscurità tranquilla. Solo, nel silenzio, brilla quel fiore.]
La poesia, composta negli anni giovanili trascorsi da Pasolini in Friuli, uscì nel 1965 nel volume Poesie dimenticate, curato da Luigi Ciceri per le edizioni udinesi della Società Filologica Friulana.
Edizione consultataP.P.Pasolini, Tutte le poesie, a cura di W. Siti, 2 voll., Mondadori, Milano, 2003 ["I Meridiani"], vol. I, p. 215.